
photo credits @DiValentinaGobbo
Grazia Donadel, in arte Grazia di Grace, è nata a Belluno, città a cui resta profondamente legata e dove ha mosso i primi passi nel suo percorso musicale. Rappresenta una delle figure più poliedriche e interessanti del panorama musicale contemporaneo, capace di far convivere la precisione del jazz con la profondità della speculazione filosofica. Il suo percorso inizia nei primi anni 2000 a Belluno, debuttando come cantautrice nel duo Ice Flowers insieme alla sorella Chiara. Questa prima fase segna l’inizio di una ricerca sonora costante che la porta a esplorare territori diversi: dal folk-rock con la band Identità Relativa fino alla musica sperimentale e contemporanea con l’Antikamera Trio https://soundcloud.com/antikamera.
Parallelamente all’attività artistica, Grazia coltiva una solida formazione intellettuale. Nel 2009 consegue la laurea magistrale in Filosofia con indirizzo Etica Pubblica presso l’Università di Padova, arricchendo il suo bagaglio culturale con un anno accademico in Scozia, alla University of Saint Andrews, dove perfeziona lo studio della lingua inglese e dell’estetica. Questa densità di pensiero si riflette nella sua successiva specializzazione musicale: tra il 2009 e il 2013 si diploma in Canto Jazz al Conservatorio di Vicenza, dando vita al trio Grazia Di Grace e immergendosi totalmente nelle sonorità dello swing e del Jazz manouche.
Il legame con la scena internazionale si consolida tra il 2016 e il 2020, anni in cui Grazia vive regolarmente a New York per un mese all’anno. Immersa nelle jam session della Grande Mela, registra nel 2019 l’album “Going Home”, che inizia con questo brano fast tempo-bebop, in vocalese Intertwine https://www.youtube.com/watch?v=vYBsLZIAYpw&list=OLAK5uy_nlXUcrE_GF_l9X5x7tEeq1zQnS6vQvGRw ma se procediamo nell’ascolto tutto l’album è un lavoro che racchiude l’essenza di quell’esperienza Jazz Tradizionale, tra ballads come It Had to be you e la splendida Solitude dove canta sia il tema principale che la parte del Sax.
La crisi pandemica del 2020 si trasforma per lei in una straordinaria opportunità di contaminazione multidisciplinare. Nascono nuove collaborazioni internazionali, come il progetto “Spiral of Sound” con artisti americani e indiani, che getta le basi per il suo spettacolo “Radici, radici”. In quest’opera, presentata al Teatro San Gaetano di Belluno, Grazia fonde jazz, poesia, danza e sculture, segnando un ritorno consapevole alla sua identità di cantautrice e alle sue origini venete. Recentemente, il suo interesse per il potere terapeutico della voce l’ha portata a diplomarsi in Musicoterapia Nada Yoga e Canto Armonico, aggiungendo un’ulteriore dimensione spirituale e curativa alla sua già ricca carriera di interprete e docente.
Attualmente si divide tra il Veneto — in particolare tra le aree di Padova e Vicenza, dove svolge gran parte della sua attività come docente e musicista — e New York City, città in cui si reca regolarmente per registrare i suoi lavori e approfondire gli studi legati al jazz.
Ascoltiamo oggi assieme When you’re smiling https://www.youtube.com/watch?v=RjHxNS0QbfI&list=RDaf_OfS45XWs&index=4 fate caso a come la sua interpretazione sia limpida, e l’improvvisazione sia chiara, facilmente comprensibile dove le parti si susseguono similmente ad un discorso parlato e reso accattivante da questo bel groove swing.
They say it’s Spring https://www.youtube.com/watch?v=hC6bhfPw_Ew&list=RDaf_OfS45XWs&index=3 avrete sentito questo brano in qualche reel su IG?! Bene ecco una sua versione.
Il suo percorso si muove infatti in una direzione riconoscibile: quella degli standard, affrontati con rispetto e aderenza al linguaggio, anche grazie a un contesto musicale condiviso con musicisti come Marissa,Pisani, o il suo quartetto/Trio,ecco il brano latin Golden Earrings https://www.youtube.com/watch?v=UZ-8CWBlQi0&list=RDaf_OfS45XWs index=2 che la collocano all’interno di una dimensione più tradizionale alla Anita O’Day – In quel contesto, tutto è al suo posto: repertorio noto, forma chiara, nessuna necessità di forzare il linguaggio verso territori inusuali.
Ma ecco che arriva Radici https://graziadigrace.bandcamp.com/album/radici e questo segna una frattura evidente. L’inizio di un percorso. Più che un album, Radici è la trasposizione sonora di un progetto teatrale.
La struttura lo rivela subito: frammentaria, narrativa, costruita per quadri più che per canzoni.
L’apertura con Buio è emblematica — una soglia poetica più che musicale, che introduce un percorso interiore fatto di passaggi, trasformazioni e identità multiple. Nel corso dell’ascolto, la voce si libera progressivamente dalla forma jazz tradizionale per diventare materia espressiva pura: suono, respiro, ritmo. In brani come So(g)no o Inner Walkers, o Il signorino Lan, emergono elementi che richiamano vocalità lontane, giochi timbrici, stratificazioni costruite con la voce stessa. Non si tratta tanto di contaminazione quanto di esplorazione. Il cuore del lavoro sembra stare proprio in questa tensione: tra voce come mezzo per dipingere a sottolineare emozioni; ed “Io” che racconta la ricerca, la scoperta di una nuova consapevolezza =”Luce” su chi siamo e dove siamo, quanto sia importante quello che proviamo senza vergogne: in continuo desiderio di abbandono, tra forma e destrutturazione. In La Donna di Carta https://www.youtube.com/watch?v=5lf8z_N_QXk&list=RD5lf8z_N_QXk&start_radio=1 un recitativo diventa canzone, una canzone diventa ossessione, diventa poesia…e nel brano Caffè io ci sento dentro tutta un’ispirazione al cantaurato diretto e sperimentale di Battisti con momenti che costruiscono una dimensione sospesa, quasi meditativa, poi vibrante ed energetica, del ritornello.
Brani come Spirale di suono — con il dialogo tra handpan e suoni naturali —o Levantar cantos ( con il suono dell’acqua che scorre tra pietre e conchiglie…) o Blue dove una sè-bambina scopre di essere già …antica- nel senso di saggia. a dire che e dentro di noi c’è già tutta la saggezza necessaria per affrontare problemi e ostacoli, basta zittire e ascoltarsi.
Per esplodere e riempirsi con Meet Me in the Labyrinth introduce una componente più inquieta, che può evocare certe fragilità espressive. Ecco mentre leggete, ora ascoltate Meet me in the Labyrinth https://www.youtube.com/watch?v=dfTuA5XCVsU&list=RDdfTuA5XCVsU&start_radio=1 , versione con archi, che adoro.
Dal punto di vista vocale, Grazia si conferma una cantante con una forte tecnica, e controllo, fiato ed un’estensione ampia e ben gestita: un timbro caldo, ma una vocalità da soprano, capace di muoversi con agilità tra registri e intenzioni diverse. Tuttavia, ciò che colpisce non è solo la tecnica, quanto la capacità di utilizzare la voce come strumento narrativo.
In questo senso, si inserisce in una linea ben precisa: quella di interpreti jazz che integrano il teatro nella performance vocale. In alcuni passaggi, questa attitudine può ricordare anche Tierney Sutton, Loreena Mckennitt, Tori Amos-, soprattutto per l’attenzione al fraseggio e alla costruzione emotiva del racconto-performance.
Oltre alla tecnica, Grazia “ci sa fare” nel senso più autentico del termine: possiede quella rara capacità di connettersi con il pubblico e con i musicisti che la circondano, guidando l’ascoltatore attraverso sfumature emotive mai scontate. Che si tratti di uno standard swing o di una ballata raffinata, o di una narrazione libera dove ritmo e armonie non sono da etichettare ma parte importante di una lingua. La sua voce si muove con una naturalezza disarmante, confermandola come una delle realtà più interessanti e preparate del panorama jazz contemporaneo.
Eppure, proprio Radici apre una domanda.
Se nel repertorio tradizionale tutto appare centrato e compiuto, qui la scelta è diversa: abbandonare la sicurezza della forma per entrare in uno spazio più instabile, sperimentale, rituale, teatrale. Una direzione che non cerca necessariamente l’immediatezza, ma l’esplorazione. Non sarà più bello, interessante e nuovo?

photo credits @ipreferitwithgrain
Nell’attesa di scoprire la prossima fase del suo percorso già molto eclettico e i suoi prossimi progetti vi lascio i link per approfondire questa voce interessante del panorama italiano.
a presto!
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• Intervista di approfondimento • Intervista di approfondimento
Belluno Press – Intervista a Grazia Donadel https://graziadigrace.bandcamp.com/album/radici
