Per iniziare a parlare di Jazz, di canto, senza nominare Billie Holiday o Ella Fitzgerald dobbiamo prima definire una cosa: Lo standard Jazz.
Nient’altro che brani, canzoni tipiche del repertorio americano iniziato con la Tin Pan Alley (canzoni per musical & film) e andati avanti a costruire poi le colonne sonore degli anni 30,40 e 50; canzoni diventate grandi classici della canzone popolare, “Hit-pop” sia in America che in Europa, perché grazie al concetto Jazzistico, sono rimaste “sempreverdi”. Sono quelle melodie che superano lo spazio e il tempo, che si aggiornano a seconda della voce o dello strumento che le esegue.
Noi del settore tutto questo concetto lo chiamiamo Standard…per intenderci sarebbero in Italia, le famose canzoni di Buscaglione, Modugno, Bongusto, Carosone o Endrigo, Tenco, Paoli, e di tanti altri autori i cui pezzi sono famosi da oltre 3 generazioni, e che oggi ci si diverte a chiamare Cover!
Quindi lo standard jazz è tutto, tutto quello che è stato scritto nel passato e non è appassito. Anche brani moderni possono essere ad oggi raccolti sotto l’ombrello dello standard. L’importante è che siano pezzi talmente conosciuti che anche se modificati nelle tonalità (una Cheek to cheek da Sol a SIb Maggiore prego!) o negli arrangiamenti, archi invece che fiati, chitarre invece che pianoforti o voci potenti invece che mugugni sottovoce, nei ritmi: swing invece che lente ballate…rimangono riconoscibili e cantabili. Ecco, la magia del Jazz, la libertà del Jazz o come diceva, Juini Booth, niente generi solo Musica…
In questo universo di canzoni straniere e non, (inglese, francesi, brasiliane, italiane e chi più ne ha, più ne metta)… famose se poi supportate dal travolgente e danzereccio stile swing ecc, esiste un ecosistema contemporaneo di crooner ( come Frank Sinatra e Michael Bublè) e cantanti incredibili.
Voci irresistibili, accattivanti, spericolate e intese…che voi non potete lontanamente immaginare. Quindi mettiamo da parte il PoP Italiano mainstream, quello che sentite per radio e sedetevi comodi.
Inizia il viaggio nel mondo della vocalità Jazz, bossa nova, soul & blues italiano e internazionale. Piccole perle e gemme nascoste nella selva dello streaming di radio satellitari e piattaforme che non aspettano altre che le vostre orecchie per colorare i vostri sogni!
…Sarà servito a qualcosa aver viaggiato tanto negli anni?!
Tra le voci che mi hanno colpito a NY c’è anche il tono caldo e morbido di Vicki Burns. Per dare un’idea della sua voce ho letto che la critica americana la paragona ad Helen Merrill o June Christy… forse, io sento solo Vicki, con la sua voce decisa, temperamento assertivo ma dolce, con tutta la sua genuina sensibilità di musicista. Parola d’ordine per Vicki è Ricerca. Nei suoi concerti si possono ascoltare brani poco conosciuti del repertorio americano e non solo, brani che suscitano stupore ed entusiasmo. Frasi del tipo”e questa perla, perchè la scopro solo ora?” es. Tessa Souter’s You Don’t Have To Believe https://www.youtube.com/watch?v=lnuyKK7zwNw
La dedizione di Vicki nella ricerca del suono, il senso dello swing, l’arte di saper dialogare con i musici (interplay) senza restare fuori sono notevoli. Non solo è capace di oscillare dolcemente su swing eccitanti e frizzanti, senza perdere tempo o senso armonico … ecco, ascoltate la sua versione di Monk, Well you Needn’t. Ma è capace di interpretare con delicata intensità ballate “dense”, nel senso di complesse, ricche sia in termini di range che di testo come questa You are my Thrill. Effetto? Bè, non so voi ma per me c’è un bisogno naturale di fermarsi, chiudere gli occhi ed entrare nel mondo sonoro sognante di Vicki Burns che…sul palco poi t’incanta! E Puoi lasciarti andare… magari sognare di galleggiare in una bella vasca da bagno profumata di rose e viole…per dire… come uno si sente rasserenato! Originale anche la scrittura; racconti mai scontati; dove emerge la sua sensibilità, il suo gusto e la fantasia. Tutto trasmesso attraverso il suo timbro inteso, la voce pulita, i suoni rotondi e pieni, l’intonazione precisa, lo stile quasi da musical che regala una dizione impeccabile, e le parole che disegnano nella mente immagini di storie e amori, paesi lontani …tutte queste sono proprio le caratteristiche principali delle sue performance e si ritrovano nel disco del 2022Lotus Blossom Days. Vediamo un esempio, nel suo brano original ( inedito), ecco “Siren Song” https://www.youtube.com/watch?v=_Q3uZxgm1G0 che ovviamente io ho subito ascoltato essendo appassionata dell’argomento… In questa performance Vicki, dove vocalmente si spinge verso sonorità ampie, (notate le dinamiche sempre stabili grossomodo sul mezzo forte ?) Ha un’intenzione precisa, sembra richiamare, chiamare qualcuno, qualcosa…e questo è sottolineato quando negli abbellimenti quasi di matrice etnica tocca scale minori armoniche arabeggianti… Come nello stilnovo, anche oggi la donna, per quanto sia un ruolo scomodo, è carnale e angelica: è Vicki stessa quella sirena incantatrice che trascina verso la verità della vita, della creazione, dell’amore e della naturale fragilità terrena, della morte. Il canto di questa Madre (natura?) e Regina sirena dice “nasconde in sé il mistero della vita e nasconde in profondità un misterioso tesoro”. Credo che il tesoro non sia solo la capacità di dare la vita, ma qualcosa di più quotidiano, semplice, la donna che guarda oltre, più in profondità e coglie “segreti” della vita che restano nascosti e spaventano, che attraggono e allontano chi ci sta intorno. Dolori, desideri, paure, passioni ma anche amore e calore materno. E allora Siamo tutte regine, figlie nate nel mare dal grembo di un’incantevole sirena-madre, e come lei siamo a volte fragili e altre tenaci e…c’è bisogno di entrambe le cose.
Vicki Burns ad oggi sta collezionando sempre più conferme ed esperienze con i più grandi musici di NY suonando nei club più prestigiosi. Inoltre è un’ottima insegnante di canto Jazz alla New York Jazz Academy, e si dimostra essere sempre disponibile al confronto e alla divulgazione della cultura Jazzistica. Vi consiglio se andate da quelle parti di vedere dove si esibirà attraverso il suo sito, o le piattaforme social che vi elenco in basso, so che il prossimo 9.5.2023 sarà al The Lexington Hotel ad esempio. Che dire, buon ascolto!
Minuta sembrava su quel grande palco de Le Scuderie a Bologna con il maestro Teo Ciavarella e la sua grande orchestra DAMS. E poi magia: l’accompagnamento orchestrale spariva e Laura Avanzolini con la sua voce rapiva tutti,trasportando il pubblico altrove. Quelle esibizioni sprizzavano Jazz da tutti i pori! Era proprio quello swing che ti porta a sognare di Fred Astaire e Ginger Rogers, che diverte. Ma come poteva una ragazza così giovane già masticare così bene lo swing? E soprattutto dove erano i Talent scout delle case discografiche?!
Nel 2008, Laura Avanzolini già brillava, e nell’orchestra si distingueva tra tutti, riuscendo a giocare col tempo e allo stesso tempo ad interpretare i testi come se fosse una cantante inglese madrelingua!
Era quella la mia visione durante gli anni universitari: un giorno d’inverno incontravo un’artista vera, una voce già stilisticamente matura, una personalità pronta ad affascinare di swing i nostri anni, una di quelle che avrebbe saputo farsi strada nel duro mondo del Jazz tra seminari,workshop e concorsi. Un vero e proprio incanto! Iniziamo da qui As you are https://www.youtube.com/watch?v=O1gmHBhJ6qM&list=RDO1gmHBhJ6qM&start_radio=1
Classe 1985, Emilia Romagna, Laura ammaliata dagli studi di pianoforte e chitarra, studia e si specializza con grandi voci del Jazz italiano. Ma vi lascio raccogliere questi dettagli nella sua biografia sul suo sito ( link in basso). Vi voglio raccontare invece di Laura, la cantante spericolatamente bebop, ma anche insegnante di canto, una carriera sfociata nell’insegnamento nei conservatori dal 2015 a oggi come quello di Udine, La Spezia, Vicenza, Padova e Pesaro, ed ora Parma. Educare le ha permesso di divulgare ed insegnare questa musica interessando anche giovani studenti che dalla sua passione hanno scoperto un mondo diverso, che il pop moderno magari vuole allontanare ma che grazie a persone come Laura, rivive. Ve la segnalo come una delle rare educatrici che sanno insegnare l’improvvisazione, lo scat, in modo semplice e comprensible a tutti.
Laura realizza progetti meravigliosi con musicisti favolosi. Nel dettaglio, nel suo disco di esordio I am all smiles, affronta diversi brani standard del repertorio Jazz ri-arrangiandoli completamente in modo inaspettatamente fresco. E sì, viene da sorridere di stupore ascoltando le sue interpretazioni. È puro talento, ha una creatività inesauribile. Per esempio ascoltate come esegue il tema e l’improvvisazione su All or nothing at allhttps://www.youtube.com/watch?v=9b5ugLe9X-QL con arrangiamenti eseguiti da Fabio Petretti (sax tenore) e Daniele Santimone (chitarra 7 corde), progetto prodotto con la Dodicilune records.
Che dire, poi, sempre con la stessa casa di produzione, c’è anche questo progetto “Sing Bacharach”del 2019 dedicato al grande pianista scomparso da poco Burt Bacharach https://www.youtube.com/watch?v=ip22gQcxmJA con degli arrangiamenti interessantissimi e particolari di Michele Francesconi, e con Giacomo Uncini (tromba e flicorno), Antonangelo Giudice (sax tenore), Paolo Del Papa (trombone), Walter Pignotti (chitarre&banjo), Tiziano Negrello(cbasso), Michele Sperandio, (batteria). Ma se da un lato, uno possa avvertire come semplici le melodie di Bacharach, canticchiabili da tutti, in realtà bisogna proprio chiarire che non lo è affatto! La semplicità, la delicatezza delle melodie di Bacharach, la sua immediatezza, la freschezza per cui lo si porta ancora a Sanremo ed è tra i compositori “sempre verdi”, indica che i brani sono proprio difficili da eseguire senza inquinarli da suoni troppo moderni,oppure sporchi o esagerati; quel che voglio dire è che non bisogna cantare questi brani pensando alla potenza vocale o alle agilità che una voce può fare, tutt’altro, restare semplici è il mantra. Equilibrare bene le proprie esperienze musicali. Per abbracciare e rendere al meglio i testi e le atmosfere tenue, direi “pastello”del signore dalla musica popolare moderna. Qui Laura fa un lavoro certosino, egregio, tenendosi dolcemente in linea con la filosofia estetica bacharachiana. Lei è sicura, morbida, la sua voce calda, pulita, accarezza e colora, racconta senza esagerare mai, sa dove può osare e dove no; dove un respiro è necessario e una nota può essere di troppo. Insomma Laura Avanzolini è proprio parte del Jazz italiano migliore. Grazie alle sue improvvisazioni frizzanti, precise e spericolate le melodie vengono rimescolate ad arte, con ardita passionalità, insomma è una sorpresa continua! Lo potete constatare anche andando su questo canale youtube dove, che sia in duo, o in trio riesce a rendere brani come: The night has a thousand eyes, I am glad there is you, Blues in a closet ecc ancora una volta nuovi e brillanti! https://www.youtube.com/channel/UCol-YP135z1hQQxie1vmw3A
Negli ultimi anni Laura Avanzolini ha confermato la sua vocazione di artista curiosa e libera, scegliendo spesso la dimensione del duo o del trio, dove la sua voce può dialogare con pianoforti e chitarre in un equilibrio intimo e sorprendente. Nei concerti, alterna standard del repertorio jazz a omaggi raffinati a Ellington, Jobim, Jarreau, fino a Bacharach, mostrando una naturalezza interpretativa che non cerca mai l’effetto, ma l’autenticità. La sua capacità di improvvisare con precisione e fantasia resta il suo marchio di fabbrica, rendendo ogni esibizione unica e mai ripetitiva.
Parallelamente all’attività artistica, continua a insegnare nei Conservatori italiani, oggi a Parma, ma con esperienze che spaziano da Udine a La Spezia, Vicenza, Padova e Pesaro. Qui trasmette ai giovani la magia dello scat e dell’improvvisazione, riuscendo a rendere accessibile un linguaggio complesso e affascinante. È raro incontrare un’educatrice capace di unire didattica e ispirazione con la stessa forza con cui, sul palco, incanta il pubblico: Laura Avanzolini resta così una delle voci più preziose e autentiche del panorama jazz italiano contemporaneo.
Fortunato chi va ad un suo concerto live… e chi sta vivendo in questi anni di rinascita del Jazz Italiano e intanto si gode Burst in with the Dawn (A. Jarreau)link
Spotify Laura ha un profilo artista su Spotify dove sono disponibili brani come Sings Bacharach, I’m All Smiles, Skylark e altri Spotify.
Apple Music Su Apple Music trovate i suoi album: Sings Bacharach (2019), Songs (2017), I’m All Smiles (2016) e Skylark (2013) Apple Music – Web Player.
TIDAL È presente anche su TIDAL con brani come I Say a Little Prayer e Anyone Who Had a Heart, tratti dall’album Sings BacharachMusic on TIDAL.